Canapa e Cannabis Tetralight.it

Iniziative per la sensibilizzazione alla legalizzazione della cannabis in Italia

 

Canapa e Cannabis Tetralight.it

In queste settimane sono stati diversi gli eventi per la legalizzazione della cannabis in Italia.

L’ultima in ordine di tempo si è svolta a Torino, organizzata dal partito Volt Torino, dall’associazione Acmos e dall’azienda agricola Blu Bit, con l’intento di riporre nuovamente l’attenzione sulla questione.

” Ridare energia al dibattito e stimolare l’attenzione pubblica sulla questione della legalizzazione della cannabis.

Abbiamo deciso di unire le energie per questa importante battaglia.

Vogliamo invitare i più scettici a familiarizzare con una pianta che, nonostante le numerosissime applicazioni utili in industria e medicina, continua ad essere demonizzata più di tutte le altre.

Ed il tema resta attualissimo, considerata la recente ripresa dei lavori al Parlamento sul Ddl Magi”.

Queste le parole degli organizzatori che durante l’evento, oltre a spiegare il vero valore della canapa, hanno omaggiato i partecipanti con prodotti di cannabis light e piantine del medesimo tipo.

Stesse dinamiche successe in precedenza per manifestazioni analoghe organizzate dalle 6000 Sardine nelle piazze di Roma, Firenze e Bologna, sempre in questo periodo, dove, per la verità, le piantine sono state vendute per un iniziativa di crowdfunding.

Tutte iniziative che hanno l’intenzione, come detto, di porre l’attenzione sulla ripresa dei lavori in parlamento del Ddl Magi che prevede, tra l’altro, la legalizzazione domestica della coltivazione.

Ombra di Big Pharma sul settore della cannabis industriale

 

Stando ad alcune voci, i primi di giugno il MIPAAF guidato dal Min. Stefano Patuanelli ha inviato alla Conferenza Unificata Stato-Regioni la bozza di decreto sull’elenco delle specie di piante officinali come previsto dal Decreto 75 del 2018.

La bozza trasmessa alla Conferenza Stato-Regioni, in calendario già per il 17 giugno, prevede infatti che foglie e fiori della Canapa Industriale, ossia quelli contenente CBD e privi di THC, siano assoggettati al DPR 309/90 (T.U. Sost. Stupefacenti), provando nuovamente ad indirizzare il settore canapa nelle mani di quei pochi in possesso di autorizzazione farmaceutica.

Nello stesso modo come accaduto durante il periodo di pandemia fine 2020 in cui, con il decreto speranza, veniva considerato il CBD sostanza stupefacente e quindi ad uso esclusivo del settore farmaceutico che fortunatamente, dopo numerose e accese proteste, il decreto fu sospeso ma in verità mai annullato da quello che risulta al momento.

Alla Camera, molti rappresentanti del M5S e di altri partiti si sono mostrati disponibili a risolvere le problematiche del settore, ed anche grazie al c.d. Decreto Sostegni sono stati presentati emendamenti da parte di più esponenti del M5S che cercano di migliorare alcuni aspetti della legge 242/2016.

Queste voci sono state prese con stupore da i rappresentanti del settore, essendo presente appunto un tavolo di filiera della Canapa, creato proprio presso lo stesso MIPAAF, che viene riunito regolarmente, e che non sia stato informato della presenza di una bozza di decreto già trasmessa in Conferenza Unificata.

Sul Tavolo Tecnico ci sono tante associazioni tra cui Confagricoltura, Compagri, CIA, Sardinia Cannabis e tante altre realtà.

Questa bozza andrebbe nuovamente in contrasto con le norme europee e con l’interpretazione della Corte di Giustizia Europea, la quale ha espresso e ribadito che la pianta di canapa in tutte le sue parti è utilizzabile a fini industriali, oltre che per il settore alimentare.

amazon sostegno cannabis

Amazon: sostegno alla legalizzazione della cannabis

amazon sostegno cannabis

I rumors che giravano da qualche periodo sono diventati realtà, sembra infatti che il colosso Amazon investirà capitali per rendere la cannabis legale in tutti gli Stati Uniti d’America.

Tale investimento fa presupporre nuove possibilità, con un boom del volume di affari, sia per la multinazionale che per la filiera produttiva della cannabis.

il C.E.O. di Amazon attraverso un messaggio a tutti i dipendenti dell’azienda, sul blog ufficiale, ha annunciato importanti novità riguardo la cannabis, che portano importanti cambiamenti all’interno della multinazionale.

Molto probabilmente è uno dei primi passi per arrivare a grandi investimenti su un settore, come quello della cannabis, che da moltissimo tempo attende una liberalizzazione che possa portare opportunità di guadagni in un numero sempre maggiore di paesi di tutto il mondo.

Sebbene questo non rappresenta un passo ufficiale ma un modo per testare il terreno in questo momento, è auspicabile pensare che Amazon si stia preparando per un inserimento nel mercato globale della cannabis, visti i buoni risultati ottenuti in borsa e la buona risposta da parte dell’opinione pubblica.

Amazon infatti sosterrà sia dal lato economico, che quello politico, il MORE Act (The Marijuana Opportunity Reinvestment and Expungement Act of 2021), una legge che renderà legale la cannabis in tutti i 50 stati che compongono gli Stati Uniti.

La multinazionale investirà risorse nei vari comitati e nei vari circoli lobbistici per far approvare la legalizzazione della cannabis.

Per coerenza con queste scelte, la multinazionale ha deciso che non saranno più effettuati test sui candidati, per ogni livello lavorativo, per la possibile positività alla cannabis e a livello aziendale il consumo di quest’ultima verrà considerato come quello dell’alcool.

In un prossimo futuro, se tutto procederà nella direzione scelta, non sarà da escludere quindi la possibilità di ordinare cannabis ricevendo il giorno dopo un pacchetto col sorriso di Amazon, sempre per chi vive negli stati uniti, mentre dalle nostre parti è ragionevole pensare che queste prerogative siano ancora lontane per quanto riguarda la cannabis, mentre una flebile speranza può esserci per quanto riguarda il comparto della cannabis light e dei suoi derivati.

Diffida per Giorgia Meloni da parte di imprenditori Cannabis light

 

Dopo il flash mob, svoltosi a fine aprile, organizzato dal partito di Fratelli d’Italia per contrastare le dipendenze dalla droga, alcuni imprenditori della cannabis light hanno fatto partire una diffida nei confronti di Giorgia Meloni.

Tra le proposte presentate per la lotta alle droghe, da parte del partito politico, c’è anche la chiusura dei cannabis shop.

“Accostare un’attività legale e regolamentata ad attività assolutamente illegali e in mano alle mafie non può essere intesa come espressione di libero pensiero, Si tratta affermazione in grado di cagionare un grave danno d’immagine aziendale per l’intero settore”.

Queste le dichiarazioni di Cathy La Torre, l’avvocata che segue il gruppo di imprenditori, che conferma il disagio di quest’ultimi di fronte a eventi che sembrano ripetersi e che non considerano minimamente la prospettiva che degli imprenditori hanno investito in questo settore dopo l’approvazione di una legge.

“Dal 2016 esiste una legge che disciplina la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa: dall’entrata in vigore di questo provvedimento sono nate centinaia di imprese nel settore che, a oggi, danno lavoro a circa 12mila persone con un’età media di 32 anni. Giovani imprenditori italiani impegnati nell’agricoltura, nella vendita al dettaglio, nella produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori.

Siamo in un momento storico ed economico che vede molte aziende italiane in difficoltà: parlare del nostro lavoro in questi termini non porta nessun aiuto e, anzi, blocca uno dei pochi settori che, nonostante la totale assenza di incentivi e agevolazioni, ha saputo resistere e crescere”.

Così si sono espressi i rappresentanti delle imprese di cannabis light coinvolte.

Cannabis in regalo se ti vaccini: le stranezze americane

 

Fortunatamente le persone vaccinate contro il Covid-19 stanno aumentando giorno per giorno un po’ in tutto il mondo.

Ci sono paesi più avanti, per varie ragioni, e chi è un pò più indietro anche perchè i vaccini continuano a non convincere tutti, infatti una parte non indifferente delle persone e scettica sull’utilizzo di questo strumento.

Per questo alcune nazioni stanno puntando su premi e incentivi per farsi vaccinare, come succede negli Stati Uniti dove la stravaganza delle ricompense è delle più incredibili.

Negli States le autorità locali hanno puntato su premi di ogni genere, dai popcorn ai videogames, passando dalle ciambelle alla birra, arrivando addirittura ad una busta di marijuana.

Proprio così, alcuni dispensari medici hanno proposto l’offerta “Pot for Shot” che prevede cannabis in regalo per chi decide di vaccinarsi.

In America parliamo di vera cannabis, che è stata legalizzata in molti stati, e non di cannabis light o cannabis legale, che sono diciture di comodo, ma corrispondono effettivamente alla proprietà dei prodotti derivati della canapa sativa, ossia l’unica varietà ammessa alla coltivazione in Italia, per la quale non è obbligatoria autorizzazione, e che sono caratterizzati da un livello di tetracannabinolo inferiore a 0.05g per gr.

Il THC ricordiamo sempre è il principio attivo che provoca gli effetti psicotropi della marijuana e dell’hashish illegale.

I prodotti realizzati a base di cannabis light ne contengono, come detto, solo una minima percentuale, così bassa da non causare alcun effetto psicoattivo, per questo non vengono considerate come sostanze stupefacenti.

Europa: approvata prima cannabis per uso medico e farmaceutico

 

E’ di questi giorni la notizia che è stata approvata dalla Unione Europea la prima cannabis ad uso medico e farmaceutico.

La cannabis verrà prodotto da una start up africana, MG Health, che coltiva la pianta in una zona remota a 2.000 metri sul livello del mare nel Lesotho, piccola nazione nell’africa del sud.

Il via libera è stato comunicato dall’azienda.

Nel comunicato si legge che le istituzioni europee competenti hanno concesso la certificazione per utilizzare il fiore della cannabis per estrarne il composto farmaceutico attivo (Api), in linea col protocollo Good Manufacturing Practices dell’Unione Europea.

La MG Health potrà esportare i propri prodotti in tutti i Paesi dell’UE.

La cannabis ad uso farmaceutico è un settore in forte crescita in tutto il mondo, visto che ha prodotti buoni risultati per ridurre il dolore causato da varie patologie, tra le quali la sclerosi multipla.

L’Africa per questo potrebbe diventare un produttore di primo piano.

Già altri paesi come il Marocco, il Malawi e il Sudafrica hanno aperto a questo tipo di produzione.

In America, oltre all’uso terapeutico, anche lo Stato di New York pochi mesi fa ha dichiarato legale l’uso della marijuana per scopi ricreativi, aggregandosi ad altri stati americani dove già questa possibilità è presente.

Stati Uniti: Uber pronta a consegnare cannabis a domicilio in un prossimo futuro?

 

Sembrerebbe proprio così, al momento non ci sono ancora progetti definiti ma la volontà della famosa azienda sarebbe quella di procedere in questa direzione.

Il frammentato panorama legale, che avvolge il tema negli USA, è il principale ostacolo in questo momento.

Infatti, da un lato ci troviamo con molti dei singoli stati USA in cui  la vendita e l’utilizzo di cannabis a scopo medico sono ormai consentiti, con sedici di questi stati in cui ne è stato concesso anche l’utilizzo a scopo ludico/ricreativo, l’ultimo è stato quello di New York, dove da pochi giorni è stato ammesso appunto l’utilizzo di cannabis per scopo ricreativo, con una legge apposita che ne consente anche la consegna a domicilio.

Dall’altra parte invece si trovano giurisdizioni dove la cannabis rimane illegale sotto tutti i punti di vista, stessa cosa che succede a livello federale.

In un prossimo futuro la situazione potrebbe cambiare, gli stati che iniziano a liberalizzare la cannabis sono in aumento, per questo il fatto che il colosso Uber possa entrare in questo tipo di mercato non sorprende.

Durante un intervista alla CNBC il Ceo di Uber ha dichiarato:

“Quando la strada per la cannabis sarà libera, quando entreranno in gioco leggi federali al riguardo, prenderemo assolutamente in considerazione l’opportunità”.

Quindi l’azienda resta in attesa di modifiche delle normative a livello federale riguardanti questo argomento, sulle quali alcuni politici già hanno evidenziato interesse a voler lavorare, affinché l’azienda possa scendere in campo con le consegne a domicilio in questo settore.

Nuovo Boom vendite cannabis light e derivati

 

I ripetuti Lockdown e la precarietà sono gli agenti principali che in questo ultimo anno, secondo un recentissimo studio, avrebbero fatto esplodere le vendite di cannabis light e dei suoi derivati, nel nostro paese, tra marzo 2020 e il mese appena passato.

Dallo studio si evince che i maggiori utenti del settore sono persone sopra i 30 anni, ma i prodotti vengono provati anche nella fascia più giovane dai 18 ai 22, con una spesa media di 50 euro mensili per chi ne fa un uso regolare.

Lo studio evidenzia anche un aumento di richiesta da parte del pubblico femminile sopra i 35 anni.

Il motivo principale elencato dagli intervistati, per cui viene utilizzata la cannabis light, è soprattutto per sostituire la cannabis normale che ha un alto contenuto di THC, oltre per il fatto che quest’ultima sia illegale e quindi più difficoltosa da comprare, anche per ridurre quel senso di dipendenza che si ha solitamente con le droghe vere.

Per molti intervistati la cannabis light e i sui derivati come olio di CBD, rappresentano un alternativa a bevande alcoliche o a farmaci usati come antinfiammatori, analgesici e rilassanti.

Gli andamenti d’acquisto registrati dalla maggior parte delle aziende del settore, confermano quanto il fattore lockdown abbia segnato profondamente le vendite di questi prodotti.

Da marzo 2020 a marzo 2021 è stato calcolato un aumento di fatturato di circa il 76 %.

Questa crescita fa prevedere un ulteriore incremento per il prossimo biennio.

Questi numeri fanno ben sperare, anche sè, come sappiamo, si aspetta dalla politica una norma che ne regoli l’uso in maniera definitiva.

A seguito di questo passo si potrebbe assistere ad una reale rivoluzione di tutto questo settore che già adesso ha all’attivo centinaia di aziende e un impatto occupazionale con oltre diecimila persone che ne fanno parte.

Cannabis light: conoscere tutti i benefici

L’aggettivo light oggi dovrebbe ormai essere abbastanza chiaro per quanto riguarda il mercato della cannabis.

La canapa che viene venduta come erba legale è una varietà con una concentrazione di THC, la principale sostanza psicoattiva che rende la marujiana illegale, vicino allo zero.

Per legge infatti deve essere inferiore allo 0.5%.

Questa cannabis ha alte concentrazioni, invece, di CBD, il cannabinoide che interagendo con l’organismo umano può creare alcuni effetti positivi.

In sostanza, quando si acquista della cannabis light non si sta acquistando una sostanza stupefacente, nonostante, a prima vista, la cannabis light possa sembrare molto simile all’erba.

Soprattutto per i novizi è molto probabile che all’inizio vengano acquistate infiorescenze di cannabis light da fumare.

Una volta conosciuto il settore dei derivati legali della canapa è facile passare a cristalli, olii di CBD e altri prodotti simili che si dimostrano molto versatili negli usi e nei benefici.

Quello che forse non è a conoscenza di tutti, infatti, è che la cannabis light non è solo capace di indurre un senso di rilassamento generale, apprezzato da molti dopo un giornata di lavoro stressante o quando si arriva stanchi e stremati dopo ore e ore di studio.

La canapa light può essere d’aiuto anche a tenere sotto controllo disturbi più seri come l’ansia, compresi gli attacchi di panico e i disturbi post-traumatici da stress.

In questi casi è sempre necessario confrontarsi con il proprio medico di base per l’approccio migliore.

Altra proprietà, che non tutti conoscono, è quella della cura della pelle.

Infatti il consumo di erba light può aiutare a combattere acne e psoriasi grazie agli effetti antinfiammatori, efficaci anche per un uso topico.

Per questa ragione molte aziende cosmetiche hanno ormai in nel loro catalogo creme e sieri alla cannabis.

Basandosi su questi poteri antinfiammatori si potrebbe, anche,  usare la cannabis light per alleviare il dolore nel caso di dolori minimi, di cui naturalmente si conosce l’origine e sempre in modo molto cauto.

Pennsylvania nuovo stato USA a legalizzare cannabis ad uso ricreativo: disegno di legge presentato

 

Il prossimo stato americano a legalizzare la cannabis per uso ricreativo potrebbe essere la Pennsylvania, dove due noti legislatori statali hanno introdotto mercoledì una proposta di legge bipartisan sulla legalizzazione.

Le proposte precedenti per legalizzare nello stato la cannabis si erano bloccate alla legislatura statale controllata dai repubblicani.

Quest’ultimo disegno, presentato dai senatori statali Shari Street e Dan Laughlin, è bipartisan.

La proposta,  in base alle dichiarazioni dei 2 senatori, legalizzerebbe la cannabis per uso ricreativo per adulti di età pari o superiore a 21 anni, depenalizzerebbe una quantità di cannabis da determinare e potrebbe aumentare fino a 1 miliardo di dollari di entrate fiscali per lo stato.

Questo dato viene dalla consapevolezza del fatto che la legalizzazione in altri stati ha creato un gran beneficio per gli stati stessi.

“Questa proposta della Pennsylvania renderebbe l’industria statale la più diversificata e inclusiva del paese, consentendo a coloro che sono stati danneggiati dal divieto di sigillare le loro attività a ricostruisce le loro vite “

cit. Senatore Street 

La Pennsylvania, tra l’altro, ha già un fiorente mercato della cannabis medica e una fiorente industria della canapa.

Le vendite di cannabis medica dovrebbero raggiungere, secondo alcune stime, i 500 milioni di dollari nel 2021 e potrebbero raddoppiare fino a 1 miliardo di dollari entro il 2023.